Suono! Luci! Futuro! Triforium!

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A Los Angeles c’è l’esempio perfetto di ciò che intendo per America Nascosta: sconosciuto ai più, ottimista, un po’ kitsch, autenticamente americano. Si trova all’incrocio tra East Temple Street e North Main Street, a due passi dal Municipio di Los Angeles, si chiama Triforium.

Progettata da Joseph Young nel 1975 il Triforium sarebbe stata nelle intenzione del suo creatore il primo esempio di arte pubblica polifonottica fatta non solo di volumi scultorei ma anche di luci e suoni: tre scudi emergono svettanti da uno specchio d’acqua cristallina rivestiti da 1.500 lampadine colorate che si accendono e spengono al ritmo della musica proveniente da un carillon a 79 campane (al momento al sicuro nel garage di un dipendente comunale) diffusa da tre altoparlanti.

Il Triforium non ha avuto vita facile da subito. Furono in molti a storcere il naso di fronte all’approccio psichedelico di Young (lampadine colorate che si accendono e si spengono a ritmo di musica, persino un sistema di sensori computerizzati per modificare la composizione di luci e suoni sulla base dei movimenti dei passanti e una batteria di luci laser per proiettare la scultura negli spazi circostanti) e al budget richiesto per un’opera del genere che sfiorava il milione di dollari.

La scala del progetto fu ridotta (addio laser e interazioni real-time con i passanti) e la scultura realizzata così come la conosciamo. L’11 dicembre 1975 l’opera venne inaugurata ma l’accoglienza fu gelida: critici, istituzioni e cittadini, tutti uniti nell’esprimere il loro disprezzo nei confronti dell’ennesimo spreco di denaro pubblico.

Il Triforium divenne una stravaganza imbarazzante di cui nessuno osava attribuirsi la paternità e fu abbandonato al suo destino: continuò a funzionare ma nell’indifferenza generale, nella segreta speranza che prima o poi le luci si sarebbero fulminate tutte e il carillon avrebbe cessato di funzionare. Negli Anni Novanta il Triforium smise di emettere i suoi suoni e molti tirarono un sospiro di sollievo.

Fino al 2006, quando si procedette per la prima volta dalla sua inaugurazione alla pulizia del Triforium e le lampadine fulminate furono sostituite.

Ma i progetti sono molto più ambiziosi. Qualche mese fa si è costituito un gruppo di appassionati tra cui Tom Carroll della serie web Tom Explores Los Angeles, il direttore esecutivo di Dowtown LA Art Walk, e José Huizar, consigliere del Comune di Los Angeles. Secondo il loro sito per questa impresta, che puntano non solo a un restauro conservativo ma ad un vero e proprio aggiornamento tecnologico che possa concretizzare la visione originari dell’autore, questa volta senza spendere una fortuna.

http://triforium.la/

I <3 Las vegas

Amo Las Vegas e ricordo perfettamente il momento in cui me ne sono innamorato. Tutta colpa di un film ovviamente: era One from the Heart di Francis Ford Coppola, uscì nei cinema nel 1982 e avevo 7 anni. Il film fu un flop (a ragione, persino io che gli sono tanto affezionato, lo trovo noiosissimo) ma mi presentò una città incredibile, dove la vita scorreva noiosa come altrove ma sotto una distesa sfacciatamente colorata di neon e lampadine colorate. E vuoi mettere.

Quando si fa un viaggio nel Sud Ovest Americano, è praticamente obbligatorio passare da Las Vegas e le ragioni hanno sempre a che fare con parole come stravaganza, follia, e ovviamente con spettacolo e gioco d’azzardo. Eppure Las Vegas ha un altro regalo pronto da cogliere se sai dove cercarlo: è la quintessenza della città americana.

Le città europee sono state progettate in epoche in cui tutti andavano a piedi, al massimo in carrozza. La cosa non è da sottovalutare perché le città si sono sviluppate prendendo come riferimento lo sguardo di un passante: dalle botteghe al potere, tutto era progettato con in mente un occhio statico o con gli stessi ritmi di una passeggiata.

La città americana ha un altra storia perché è nata nell’epoca delle auto per pochi e si è sviluppata nell’epoca dell’auto per tutti e questa cosa ha avuto un impatto notevole sulle città. Quando si dice che in America tutto è a misura di auto si dice esattamente questo. La città ha tutt’un’altra forma e Las Vegas è un ottimo posto per partire.

Il modo migliore per godersi questi paesaggi americani è in auto, a velocità di crociera urbana (nei limiti di velocità). Ecco i famosi marquee. Ciò che conta è la riconoscibilità immediata: devo sapere dove stanno le cose e devo saperlo con chiarezza prima per poter fare tutte le operazioni di avvicinamento del caso.

Questo tipo di città dove la segnaletica conta più del resto è stata al centro di un bel po’ di studi e come tutto è soggetta a cambiamenti. Anche qui, come in altre parti degli Stati Uniti, i marciapiedi tornano a popolarsi, compaiono walkways alberati e passerelle pedonali, persino panchine.

Eppure la quintessenza è ancora tutta lì, a disposizione di chi sa trovarla.tumblr_nyyqcierth1s0vozto1_1280