A proposito di anticonformismo

Tutti i freelance fanno almeno due lavori: quello sul biglietto da visita e quello su se stessi. Io per esempio di giorno faccio il content strategist e di notte lavoro costantemente sulla mia insicurezza.

È il mio vero lavoro da imprenditore: contabilità, ricerca clienti, aggiornamento, importanti ma mai quanto il confronto continuo con il continuo oscillare tra conformismo e anticonformismo.

Quanto sono disposto a fare le cose diversamente dai miei colleghi? Meglio aspettare il primo passo dei migliori e conformarsi ad esso o fare di testa propria e rischiare di dire e fare stupidaggini? Quanto sono in grado di allontanarmi dalla maggioranza e fare di testa mia? Quanto voglio conformarmi e quanto invece posso distinguermi?

In questo ondivagare notturno (e pure diurno talvolta) un punto fermo c’è perché non mi farei nemmeno tutte queste domande se il conformismo fosse la mia condizione naturale: non lo è mai stato ma ho sempre vissuto l’anticonformismo come un tratto privato, dandomi la libertà di fare cosa diavolo mi pare solo quando si tratta di robe mie e lasciando la sfera professionale rigorosamente nelle mani del conformismo più allegramente nord coreano. Come se lavoro e conformismo dovessero andare a braccetto per definizione.

E invece nel freelancing il conformismo è un errore: non ti aiuta a distinguerti dai tanti con il tuo stesso titolo sul biglietto da visita e facilità l’oblio e un freelance dimenticato è un freelance morto.

Però è normale, soprattutto i primi tempi, cedere al conformismo. All’inizio non sai proprio come si fa il freelance e fai come i dipendenti, zitto e mosca. Poi capisci che freelancing e lavoro dipendente sono due mondi a se stanti ma continui a conformarti perché sotto sotto sei ancora poco maturo professionalmente ed è rassicurante fingersi Steve Jobs: ti conformi ai (presunti) migliori ma sempre di conformismo si tratta. Poi arriva il momento in cui l’esperienza ce l’hai ma il conformismo è ancora lì che ti tenta perché quando sei in proprio la comodità è un bene prezioso, molto raro e il conformismo è un modo come un altro per delegare, per non prendersi la responsabilità di decidere tu chi sei e chi vuoi essere.

Poi capisci: il tuo punto di vista professionale e il tuo modo di fare le cose sono unici e sono le uniche cose che ti distinguono da tutti gli altri e che vale la pena coltivare. E lì inizia il bello, ma è un lavoro lento, certosino, frammento dopo frammento, come fanno i restauratori che devono riportare un quadro alla sua brillantezza originale.

È un lavoro che non finisce mai ma vale la pena portarlo avanti, nonostante tutto e tutti: ogni volta che sono riuscito a riportare alla brillantezza originale un nuovo frammento, il mio lavoro ci ha guadagnato in limpidezza e in forza.

Quando si parla di conformismo la mia questione è l’eterogeneità delle passioni: mi piacciono tante cose, prima l’architettura poi l’arte primitiva poi la sociolinguistica poi l’urbanistica, poi Via col Vento e poi chissà cos’altro. Una cosa che proprio non mi viene bene è la micro specializzazione. Per anni ho vissuto questo tratto caratteriale come un difetto alla nascita, una specie di ermafroditismo multidimensionale da potare con la massima severità per riportarlo a una e una sola passione. Ora non lo faccio più.

Ricordo ancora quando lo realizzai chiaramente e lo urlai, come si usava allora, su Facebook. Dissi così: “È deciso: farò della mia irrimediabile e assoluta eterogeneità di passioni il mio unico tratto distintivo. Al diavolo le specializzazioni e il lavoro della vita. Non sarò una fabbrica ma una Main Street.” So 2010’s.

È successo allora e sta succedendo di nuovo in queste settimane attorno ad alcune questioni particolarmente scottanti per il lavoro che faccio: i social media, che uso sempre meno o comunque in modo molto diverso rispetto a qualche anno fa; l’algoritmo, che tutti vogliono cavalcare ed io invece voglio semplicemente ignorare; il mio blog, stritolato tra le buone pratiche del personal branding che mi strillano di dire una cosa sola e la voglia irrefrenabile di dirne tante, tutte, allegramente a casaccio.

Ancora una volta ho deciso. E il fatto che non lo dichiari su Facebook ma qui su un blog di quello che ormai hanno il sapore del vinile è già parte del messaggio (MCLuhan, non curarti di quelli che dicono che hai sbagliato tutto, hai ancora ragione tu).

Ad alcuni suonerò scandaloso, strambo, pretenzioso, wannabe. Non importa, va bene così. E come si diceva un tempo, ci vediamo su Facebook 😉

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Le case vittoriane di Los Angeles

Los Angeles ha una reputazione pessima. Ne parlano tutti, per parlarne male però. A Los Angeles non c’è niente da vedere, dicono, mica come a New York, dicono. Sbagliano, perché Los Angeles è sì una città senza quegli ingredienti che di solito si associano a una città bella, ma è piena zeppa di tesori, piccoli e grandi. Basta sapere dove cercarli e la città prende tutta un’altra luce. Per esempio, Los Angeles vanta una selezione niente male di case vittoriane, proprio come quelle di fiaba che hai visto tante volte nei film. O in Streghe se è per questo.

Negli Stati Uniti il periodo vittoriano (dal 1837 al 1901) coincide con gli anni della Gilded Age, della crescita frenetica che in nemmeno un secolo trasformò gli Stati Uniti da sonnacchiosa periferia del mondo a crocevia di ricchezza e di potere. E Los Angeles è il luogo perfetto per prendere dimestichezza con questo periodo della storia americana.

All’inizio della Gilded Age Los Angeles era un avamposto senza importanza. Nel primo censimento del 1841 contava 141 anime ma tutto sarebbe cambiato un anno dopo con la scoperta di un giacimento di oro nel Placerita Canyon vicino alla San Fernando Mission. All’inizio della Gilded Age Los Angeles non era nemmeno americana, lo sarebbe diventata solo nel 1848 con la firma del Trattato di Guadalupe-Hidalgo. Nel 1849 un’altra corso all’oro poi nel 1850 Los Angeles diventa città e la California il trentesimo stato dell’Unione.

Sono anni frenetici: nel 1866 Los Angeles ha la sua Town Square -l’attuale Pershing Square- nel 1871 la ferrovia collega Los Angeles e San Francisco, nel 1881 il primo collegamento ferroviario con con la costa orientale grazie alla Southern Pacific Railroad (la Santa Fe Railroad arriverà nel 1885). Nel 1892 Edward Doheny scopre del petrolio nel Greasy Gulch vicino al Westlake Park: nel giro di cinque anni i pozzi di petrolio nella sola area di Los Angeles sono cinquecento e la California il terzo stato americano per produzione di petrolio. Arriva il 1900 e Los Angeles raggiunge i 102.479 abitanti e nel 1901 inaugura l’Angels Flight, la funicolare che collegava i residenti della ricca Bunker Hill con il centro di Los Angeles.

Los Angeles in quegli anni era un posto molto diverso da oggi: tante opportunità, tanti spazio, poche persone, poca acqua, tantissima macchia mediterranea. Dimenticatevi i prati verdi e le infilate di palme, immaginatevi un bel po’ di ranch, un bel po’ di aranceti, e una cittadina provinciale ma ricca. E i ricchi si facevano costruire delle belle case vittoriane.

Non accontentatevi delle stelle del Sunset Boulevard, non fermatevi agli Universal Studios. Salite in macchina e concedetevi un viaggio indimenticabile in quel luogo magico che era la città degli angeli nei suoi primi 50 anni.

Schermata 2016-05-19 alle 20.30.04

Doheny Mansion

Costruita nel 1899 per Sarah Posey, questa casa venne comprata un anno dopo la sua costruzione dal magnate del petrolio El Doheny e da sua moglie Estelle. Gli americani dicoo che la Doheny Mansion è l’esempio perfetto di architettura in stile General Grant Gothic, qualunque cosa significhi.

  • 10 Chester Pl., Los Angeles, CA 90007

Stimson House

Negli ultimi anni dell’era Vittoriana, un bel po’ di case signorili  spuntarono nel quartiere alla modo di Los Angeles chiamato Adams in una grande varietà di stili. Una delle più lussuose era questa dimora in stile Richardson Romanesque, una sottocorrente del Romanesque Revival, appartenente al commerciante di legname Thomas Stimson. Costruita nel 1891, gli interni erano realizzati con gli stessi legnami che avevano fatto la ricchezza di Stimson.

  • 2421 S Figueroa St, Los Angeles, CA 90007

Schermata 2016-05-19 alle 20.31.27


Angelino Heights

Innes House

Una delle dimore della famosa Carrol Avenue, nel quartiere di Angelino Heights, questa casa venne costruita nella seconda metà degli anni ottanta del 1800. Si tratta di un esempio perfetto di casa (allora) non particolarmente costosa nello stile Eastlake, che enfatizza gli elementi fatti a mano, artigianato esperto, linee semplice, decorazioni geometriche e i fusi (spindle)

  • 1329 Carroll Ave, Los Angeles, CA 90026

Schermata 2016-05-19 alle 20.38.57.png

Phillips House

Una delle case più elaborate di Carroll Avenue, questa casa del 1887 era la dimora del commerciante di materiale metallico Aaron Phillips e della sua famiglia. Probabilmente venne costruita dagli sviluppatori immobiliari James B. Myer and George O. Ford, responsabili della costruzione di numerose abitazioni sempre su Carrol Avenue. Secondo la Los Angeles Conservancy, the Phillips home mescola i due stili vittoriani più popolari: gli angoli netti tipiche dello stile Eastlake, l’esuberanza estetica del Queen Anne.

  • 1300 Carroll Ave, Los Angeles, CA 90026

Schermata 2016-05-19 alle 20.40.13.png


Glendale

Doctors House

Costruita nel 1888, qui siamo nel quartiere middle class di Glendale e questa è una splendido mix dello stile Queen Anne e dello stile Eastlake. Quattro dottori hanno vissuto in questa casa nel corso degli anni, così come la star del cinema Nell Shipman. La casa si trova nel Brand Park ed è stata restaurata meravigliosamente dalla Glendale Historical Society. Ogni domenica ci sono delle visite guidate.

  • 1601 W Mountain St, Glendale, CA 91201

Schermata 2016-05-19 alle 20.49.57.png


Pico Union

Wright-Mooers House

Situato nel South Bonnie Brae Tract Historic district, questa meraviglia multicolore è inserita nel National Registry of Historic Places. Costruita nel 1894, è l’esempio perfetto del motto vittoriano more is more, una combinazione di Richardson Romanesque, Queen Anne, and Moorish Revival. E nella Los Angeles di quegli anni più stili usavi più eri ricco.

  • 818 S Bonnie Brae St, Los Angeles, CA 90057

Schermata 2016-05-19 alle 20.54.08


Lummis Home

Per costruire questa dimora progetta da Charles Lummis ci vollero vent’anni ma il risultato è una casa davvero unica. Ogni finesta è stata progettata per ricordare un’altra costruzione in Peru o nel New Mexico.”

  • 200 E Avenue 43, Los Angeles, CA 90031

Schermata 2016-05-19 alle 20.57.21


Pasadena

Mary E. Denham House

Questa casa in stile American Foursquare (con alcune influenze in stile Richardson Romanesque è stata progettata dal famoso architetto Frederick L. Roehrig nel 1895. Si trovava  nel Millionaire’s Row di Pasadena. L’American Foursquare è una reazione agli eccessi degli stili vittoriani classici: le linee sono squadrate, la carpenteria più dichiarata e la facciata più semplice.

  • 297 S Orange Grove Blvd, Pasadena, CA 91105

Schermata 2016-05-19 alle 21.06.17.png

Mrs. JH Hood House

Questa deliziosa casa del 1886 è uno splendido esempio di stile Folk Victorian. Si trattava di case semplici, molto più funzionali rispetto alle case vittoriane più lussuose e pensate per la classe lavoratrice.

  • 494 Ellis St, Pasadena, CA 91105

Schermata 2016-05-19 alle 21.09.26


Monrovia

Mills View

Questa magnifica dimora del 1887 in puro stile Eastlake è una delle gemme della già ricchissima (architettonicamente parlando) di Monrovia. Progettato da Luther R. Blair, fu donata dal patriarca della cittadina William N. Monroe al suo figlio come regalo di matrimonio. Il matrimonio fallì e la casa fu venduta al Colonnello John H. Mills che la chiamò Mills View per la vista che si poteva vedere dal terzo piano dell’abitazione.

  • 329 Melrose Ave, Monrovia, CA 91016

Schermata 2016-05-19 alle 21.14.24.png

Monroe Cottage

Questa dimora in stile Queen Anne fu costruita da William N. Monroe nel 1884. Nata come sistemazione temporanea nell’attesa di una dimora più ampia e signorile, finì per diventare uno dei luoghi più lussuosi di tutta Los Angeles.

  • 225 Monroe Pl, Monrovia, CA 91016

Schermata 2016-05-19 alle 21.20.12


Long Beach

Bembridge House

Questa dimora in stile Queen Anne è considera una delle pietre miliari architettoniche di Long Beach. Attualmente è sede della Long Beach Heritage.

  • 953 N Park Cir D, Long Beach, CA 90813

Schermata 2016-05-19 alle 21.28.33.png


Altadena

Andrew McNally House

Un altro esempio di architettura progettata da Frederick Roehrig, questa dimora in stile Queen Anne fu voluta da Andrew McNally, fondatore della Rand-McNally Publishing Company. Tra parentesi, il nipote di Andrea McNally sarà l’architetto Wallace Neff, famoso nella California meridionale.

  • 654 E Mariposa St, Altadena, CA 91001

Schermata 2016-05-19 alle 21.35.13


Industry

Workman Temple Museum

Costruita nel 1841, questa era la casa della famiglia Workman. Fu al centro di numerosi rimaneggiamenti fino alla fine degli anni settanta dell’Ottocento. Al momento la casa ospita il Workman-Temple Homestead Museum.

  • 15415 Don Julian Rd, Industry, CA 91745

Schermata 2016-05-19 alle 21.38.06


Arcadia

Baldwin’s Belvedere

Questa dimora meravigliosa fa parte del Los Angeles Arboretum and Botanic Gardens.

  • 301 N Baldwin Ave, Arcadia, CA 91007

Schermata 2016-05-19 alle 21.46.51.png


Wilmington

Banning House

Voluta dal magnate dei porti Phineas Banning nel 1864, questa casa è considerata uno degli esempi migliori di Greek Revival negli stati occidentali. Attualmente è sede del Banning Museum.

  • 401 E M St, Wilmington, CA 90744

Schermata 2016-05-19 alle 21.52.02

Suono! Luci! Futuro! Triforium!

Triforium-700px-v2

A Los Angeles c’è l’esempio perfetto di ciò che intendo per America Nascosta: sconosciuto ai più, ottimista, un po’ kitsch, autenticamente americano. Si trova all’incrocio tra East Temple Street e North Main Street, a due passi dal Municipio di Los Angeles, si chiama Triforium.

Progettata da Joseph Young nel 1975 il Triforium sarebbe stata nelle intenzione del suo creatore il primo esempio di arte pubblica polifonottica fatta non solo di volumi scultorei ma anche di luci e suoni: tre scudi emergono svettanti da uno specchio d’acqua cristallina rivestiti da 1.500 lampadine colorate che si accendono e spengono al ritmo della musica proveniente da un carillon a 79 campane (al momento al sicuro nel garage di un dipendente comunale) diffusa da tre altoparlanti.

Il Triforium non ha avuto vita facile da subito. Furono in molti a storcere il naso di fronte all’approccio psichedelico di Young (lampadine colorate che si accendono e si spengono a ritmo di musica, persino un sistema di sensori computerizzati per modificare la composizione di luci e suoni sulla base dei movimenti dei passanti e una batteria di luci laser per proiettare la scultura negli spazi circostanti) e al budget richiesto per un’opera del genere che sfiorava il milione di dollari.

La scala del progetto fu ridotta (addio laser e interazioni real-time con i passanti) e la scultura realizzata così come la conosciamo. L’11 dicembre 1975 l’opera venne inaugurata ma l’accoglienza fu gelida: critici, istituzioni e cittadini, tutti uniti nell’esprimere il loro disprezzo nei confronti dell’ennesimo spreco di denaro pubblico.

Il Triforium divenne una stravaganza imbarazzante di cui nessuno osava attribuirsi la paternità e fu abbandonato al suo destino: continuò a funzionare ma nell’indifferenza generale, nella segreta speranza che prima o poi le luci si sarebbero fulminate tutte e il carillon avrebbe cessato di funzionare. Negli Anni Novanta il Triforium smise di emettere i suoi suoni e molti tirarono un sospiro di sollievo.

Fino al 2006, quando si procedette per la prima volta dalla sua inaugurazione alla pulizia del Triforium e le lampadine fulminate furono sostituite.

Ma i progetti sono molto più ambiziosi. Qualche mese fa si è costituito un gruppo di appassionati tra cui Tom Carroll della serie web Tom Explores Los Angeles, il direttore esecutivo di Dowtown LA Art Walk, e José Huizar, consigliere del Comune di Los Angeles. Secondo il loro sito per questa impresta, che puntano non solo a un restauro conservativo ma ad un vero e proprio aggiornamento tecnologico che possa concretizzare la visione originari dell’autore, questa volta senza spendere una fortuna.

http://triforium.la/

Le case vittoriane di Los Angeles

Los Angeles ha una reputazione pessima. Ne parlano tutti, per parlarne male però. A Los Angeles non c’è niente da vedere, dicono, mica come a New York, dicono. Sbagliano, perché Los Angeles è sì una città senza quegli ingredienti che di solito si associano a una città bella, ma è piena zeppa di tesori, piccoli e grandi. Basta sapere dove cercarli e la città prende tutta un’altra luce. Per esempio, Los Angeles vanta una selezione niente male di case vittoriane, proprio come quelle di fiaba che hai visto tante volte nei film. O in Streghe se è per questo.

Negli Stati Uniti il periodo vittoriano (dal 1837 al 1901) coincide con gli anni della Gilded Age, della crescita frenetica che in nemmeno un secolo trasformò gli Stati Uniti da sonnacchiosa periferia del mondo a crocevia di ricchezza e di potere. E Los Angeles è il luogo perfetto per prendere dimestichezza con questo periodo della storia americana.

All’inizio della Gilded Age Los Angeles era un avamposto senza importanza. Nel primo censimento del 1841 contava 141 anime ma tutto sarebbe cambiato un anno dopo con la scoperta di un giacimento di oro nel Placerita Canyon vicino alla San Fernando Mission. All’inizio della Gilded Age Los Angeles non era nemmeno americana, lo sarebbe diventata solo nel 1848 con la firma del Trattato di Guadalupe-Hidalgo. Nel 1849 un’altra corso all’oro poi nel 1850 Los Angeles diventa città e la California il trentesimo stato dell’Unione.

Sono anni frenetici: nel 1866 Los Angeles ha la sua Town Square -l’attuale Pershing Square- nel 1871 la ferrovia collega Los Angeles e San Francisco, nel 1881 il primo collegamento ferroviario con con la costa orientale grazie alla Southern Pacific Railroad (la Santa Fe Railroad arriverà nel 1885). Nel 1892 Edward Doheny scopre del petrolio nel Greasy Gulch vicino al Westlake Park: nel giro di cinque anni i pozzi di petrolio nella sola area di Los Angeles sono cinquecento e la California il terzo stato americano per produzione di petrolio. Arriva il 1900 e Los Angeles raggiunge i 102.479 abitanti e nel 1901 inaugura l’Angels Flight, la funicolare che collegava i residenti della ricca Bunker Hill con il centro di Los Angeles.

Los Angeles in quegli anni era un posto molto diverso da oggi: tante opportunità, tanti spazio, poche persone, poca acqua, tantissima macchia mediterranea. Dimenticatevi i prati verdi e le infilate di palme, immaginatevi un bel po’ di ranch, un bel po’ di aranceti, e una cittadina provinciale ma ricca. E i ricchi si facevano costruire delle belle case vittoriane.

Non accontentatevi delle stelle del Sunset Boulevard, non fermatevi agli Universal Studios. Salite in macchina e concedetevi un viaggio indimenticabile in quel luogo magico che era la città degli angeli nei suoi primi 50 anni.

Schermata 2016-05-19 alle 20.30.04

Doheny Mansion

Costruita nel 1899 per Sarah Posey, questa casa venne comprata un anno dopo la sua costruzione dal magnate del petrolio El Doheny e da sua moglie Estelle. Gli americani dicoo che la Doheny Mansion è l’esempio perfetto di architettura in stile General Grant Gothic, qualunque cosa significhi.

  • 10 Chester Pl., Los Angeles, CA 90007

Stimson House

Negli ultimi anni dell’era Vittoriana, un bel po’ di case signorili  spuntarono nel quartiere alla modo di Los Angeles chiamato Adams in una grande varietà di stili. Una delle più lussuose era questa dimora in stile Richardson Romanesque, una sottocorrente del Romanesque Revival, appartenente al commerciante di legname Thomas Stimson. Costruita nel 1891, gli interni erano realizzati con gli stessi legnami che avevano fatto la ricchezza di Stimson.

  • 2421 S Figueroa St, Los Angeles, CA 90007

Schermata 2016-05-19 alle 20.31.27


Angelino Heights

Innes House

Una delle dimore della famosa Carrol Avenue, nel quartiere di Angelino Heights, questa casa venne costruita nella seconda metà degli anni ottanta del 1800. Si tratta di un esempio perfetto di casa (allora) non particolarmente costosa nello stile Eastlake, che enfatizza gli elementi fatti a mano, artigianato esperto, linee semplice, decorazioni geometriche e i fusi (spindle)

  • 1329 Carroll Ave, Los Angeles, CA 90026

Schermata 2016-05-19 alle 20.38.57.png

Phillips House

Una delle case più elaborate di Carroll Avenue, questa casa del 1887 era la dimora del commerciante di materiale metallico Aaron Phillips e della sua famiglia. Probabilmente venne costruita dagli sviluppatori immobiliari James B. Myer and George O. Ford, responsabili della costruzione di numerose abitazioni sempre su Carrol Avenue. Secondo la Los Angeles Conservancy, the Phillips home mescola i due stili vittoriani più popolari: gli angoli netti tipiche dello stile Eastlake, l’esuberanza estetica del Queen Anne.

  • 1300 Carroll Ave, Los Angeles, CA 90026

Schermata 2016-05-19 alle 20.40.13.png


Glendale

Doctors House

Costruita nel 1888, qui siamo nel quartiere middle class di Glendale e questa è una splendido mix dello stile Queen Anne e dello stile Eastlake. Quattro dottori hanno vissuto in questa casa nel corso degli anni, così come la star del cinema Nell Shipman. La casa si trova nel Brand Park ed è stata restaurata meravigliosamente dalla Glendale Historical Society. Ogni domenica ci sono delle visite guidate.

  • 1601 W Mountain St, Glendale, CA 91201

Schermata 2016-05-19 alle 20.49.57.png


Pico Union

Wright-Mooers House

Situato nel South Bonnie Brae Tract Historic district, questa meraviglia multicolore è inserita nel National Registry of Historic Places. Costruita nel 1894, è l’esempio perfetto del motto vittoriano more is more, una combinazione di Richardson Romanesque, Queen Anne, and Moorish Revival. E nella Los Angeles di quegli anni più stili usavi più eri ricco.

  • 818 S Bonnie Brae St, Los Angeles, CA 90057

Schermata 2016-05-19 alle 20.54.08


Lummis Home

Per costruire questa dimora progetta da Charles Lummis ci vollero vent’anni ma il risultato è una casa davvero unica. Ogni finesta è stata progettata per ricordare un’altra costruzione in Peru o nel New Mexico.”

  • 200 E Avenue 43, Los Angeles, CA 90031

Schermata 2016-05-19 alle 20.57.21


Pasadena

Mary E. Denham House

Questa casa in stile American Foursquare (con alcune influenze in stile Richardson Romanesque è stata progettata dal famoso architetto Frederick L. Roehrig nel 1895. Si trovava  nel Millionaire’s Row di Pasadena. L’American Foursquare è una reazione agli eccessi degli stili vittoriani classici: le linee sono squadrate, la carpenteria più dichiarata e la facciata più semplice.

  • 297 S Orange Grove Blvd, Pasadena, CA 91105

Schermata 2016-05-19 alle 21.06.17.png

Mrs. JH Hood House

Questa deliziosa casa del 1886 è uno splendido esempio di stile Folk Victorian. Si trattava di case semplici, molto più funzionali rispetto alle case vittoriane più lussuose e pensate per la classe lavoratrice.

  • 494 Ellis St, Pasadena, CA 91105

Schermata 2016-05-19 alle 21.09.26


Monrovia

Mills View

Questa magnifica dimora del 1887 in puro stile Eastlake è una delle gemme della già ricchissima (architettonicamente parlando) di Monrovia. Progettato da Luther R. Blair, fu donata dal patriarca della cittadina William N. Monroe al suo figlio come regalo di matrimonio. Il matrimonio fallì e la casa fu venduta al Colonnello John H. Mills che la chiamò Mills View per la vista che si poteva vedere dal terzo piano dell’abitazione.

  • 329 Melrose Ave, Monrovia, CA 91016

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Monroe Cottage

Questa dimora in stile Queen Anne fu costruita da William N. Monroe nel 1884. Nata come sistemazione temporanea nell’attesa di una dimora più ampia e signorile, finì per diventare uno dei luoghi più lussuosi di tutta Los Angeles.

  • 225 Monroe Pl, Monrovia, CA 91016

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Long Beach

Bembridge House

Questa dimora in stile Queen Anne è considera una delle pietre miliari architettoniche di Long Beach. Attualmente è sede della Long Beach Heritage.

  • 953 N Park Cir D, Long Beach, CA 90813

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Altadena

Andrew McNally House

Un altro esempio di architettura progettata da Frederick Roehrig, questa dimora in stile Queen Anne fu voluta da Andrew McNally, fondatore della Rand-McNally Publishing Company. Tra parentesi, il nipote di Andrea McNally sarà l’architetto Wallace Neff, famoso nella California meridionale.

  • 654 E Mariposa St, Altadena, CA 91001

Schermata 2016-05-19 alle 21.35.13


Industry

Workman Temple Museum

Costruita nel 1841, questa era la casa della famiglia Workman. Fu al centro di numerosi rimaneggiamenti fino alla fine degli anni settanta dell’Ottocento. Al momento la casa ospita il Workman-Temple Homestead Museum.

  • 15415 Don Julian Rd, Industry, CA 91745

Schermata 2016-05-19 alle 21.38.06


Arcadia

Baldwin’s Belvedere

Questa dimora meravigliosa fa parte del Los Angeles Arboretum and Botanic Gardens.

  • 301 N Baldwin Ave, Arcadia, CA 91007

Schermata 2016-05-19 alle 21.46.51.png


Wilmington

Banning House

Voluta dal magnate dei porti Phineas Banning nel 1864, questa casa è considerata uno degli esempi migliori di Greek Revival negli stati occidentali. Attualmente è sede del Banning Museum.

  • 401 E M St, Wilmington, CA 90744

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Suono! Luci! Futuro! Triforium!

Triforium-700px-v2

A Los Angeles c’è l’esempio perfetto di ciò che intendo per America Nascosta: sconosciuto ai più, ottimista, un po’ kitsch, autenticamente americano. Si trova all’incrocio tra East Temple Street e North Main Street, a due passi dal Municipio di Los Angeles, si chiama Triforium.

Progettata da Joseph Young nel 1975 il Triforium sarebbe stata nelle intenzione del suo creatore il primo esempio di arte pubblica polifonottica fatta non solo di volumi scultorei ma anche di luci e suoni: tre scudi emergono svettanti da uno specchio d’acqua cristallina rivestiti da 1.500 lampadine colorate che si accendono e spengono al ritmo della musica proveniente da un carillon a 79 campane (al momento al sicuro nel garage di un dipendente comunale) diffusa da tre altoparlanti.

Il Triforium non ha avuto vita facile da subito. Furono in molti a storcere il naso di fronte all’approccio psichedelico di Young (lampadine colorate che si accendono e si spengono a ritmo di musica, persino un sistema di sensori computerizzati per modificare la composizione di luci e suoni sulla base dei movimenti dei passanti e una batteria di luci laser per proiettare la scultura negli spazi circostanti) e al budget richiesto per un’opera del genere che sfiorava il milione di dollari.

La scala del progetto fu ridotta (addio laser e interazioni real-time con i passanti) e la scultura realizzata così come la conosciamo. L’11 dicembre 1975 l’opera venne inaugurata ma l’accoglienza fu gelida: critici, istituzioni e cittadini, tutti uniti nell’esprimere il loro disprezzo nei confronti dell’ennesimo spreco di denaro pubblico.

Il Triforium divenne una stravaganza imbarazzante di cui nessuno osava attribuirsi la paternità e fu abbandonato al suo destino: continuò a funzionare ma nell’indifferenza generale, nella segreta speranza che prima o poi le luci si sarebbero fulminate tutte e il carillon avrebbe cessato di funzionare. Negli Anni Novanta il Triforium smise di emettere i suoi suoni e molti tirarono un sospiro di sollievo.

Fino al 2006, quando si procedette per la prima volta dalla sua inaugurazione alla pulizia del Triforium e le lampadine fulminate furono sostituite.

Ma i progetti sono molto più ambiziosi. Qualche mese fa si è costituito un gruppo di appassionati tra cui Tom Carroll della serie web Tom Explores Los Angeles, il direttore esecutivo di Dowtown LA Art Walk, e José Huizar, consigliere del Comune di Los Angeles. Secondo il loro sito per questa impresta, che puntano non solo a un restauro conservativo ma ad un vero e proprio aggiornamento tecnologico che possa concretizzare la visione originari dell’autore, questa volta senza spendere una fortuna.

http://triforium.la/

I <3 Las vegas

Amo Las Vegas e ricordo perfettamente il momento in cui me ne sono innamorato. Tutta colpa di un film ovviamente: era One from the Heart di Francis Ford Coppola, uscì nei cinema nel 1982 e avevo 7 anni. Il film fu un flop (a ragione, persino io che gli sono tanto affezionato, lo trovo noiosissimo) ma mi presentò una città incredibile, dove la vita scorreva noiosa come altrove ma sotto una distesa sfacciatamente colorata di neon e lampadine colorate. E vuoi mettere.

Quando si fa un viaggio nel Sud Ovest Americano, è praticamente obbligatorio passare da Las Vegas e le ragioni hanno sempre a che fare con parole come stravaganza, follia, e ovviamente con spettacolo e gioco d’azzardo. Eppure Las Vegas ha un altro regalo pronto da cogliere se sai dove cercarlo: è la quintessenza della città americana.

Le città europee sono state progettate in epoche in cui tutti andavano a piedi, al massimo in carrozza. La cosa non è da sottovalutare perché le città si sono sviluppate prendendo come riferimento lo sguardo di un passante: dalle botteghe al potere, tutto era progettato con in mente un occhio statico o con gli stessi ritmi di una passeggiata.

La città americana ha un altra storia perché è nata nell’epoca delle auto per pochi e si è sviluppata nell’epoca dell’auto per tutti e questa cosa ha avuto un impatto notevole sulle città. Quando si dice che in America tutto è a misura di auto si dice esattamente questo. La città ha tutt’un’altra forma e Las Vegas è un ottimo posto per partire.

Il modo migliore per godersi questi paesaggi americani è in auto, a velocità di crociera urbana (nei limiti di velocità). Ecco i famosi marquee. Ciò che conta è la riconoscibilità immediata: devo sapere dove stanno le cose e devo saperlo con chiarezza prima per poter fare tutte le operazioni di avvicinamento del caso.

Questo tipo di città dove la segnaletica conta più del resto è stata al centro di un bel po’ di studi e come tutto è soggetta a cambiamenti. Anche qui, come in altre parti degli Stati Uniti, i marciapiedi tornano a popolarsi, compaiono walkways alberati e passerelle pedonali, persino panchine.

Eppure la quintessenza è ancora tutta lì, a disposizione di chi sa trovarla.tumblr_nyyqcierth1s0vozto1_1280

Green vs. Orange – A Split Country #1

Green vs. Orange – U.S.A. Split Country #1

Here’a a map showing the distribution of Dunkin’ Donuts and Starbucks joints across the United States. I always find this kind of maps incredibly irresistible, I think because they have the power to instantly strip away the polished aura of goodness and kindness these global brands hide themselves behind when talking to their customers and reveal the raging battle happening right in front of our eyes.